LE FASI DELL' ELABORAZIONE DEL LUTTO

Con la parola lutto, dal latino luctus, pianto, lugere, s’ intende sia la reazione emozionale che si sperimenta quando si perde una persona significativa della nostra esistenza e  sia il tempo che segue alla sua morte.

Chiunque sia mancato, un figlio, un coniuge, un genitore, un fratello, un nonno, un amico, si sente di aver perso una parte di noi stessi e, com’ è naturale, si sperimenta un periodo di sofferenza e difficoltà.  

Il lutto viene vissuto ed elaborato in tempi e modi molto personali e differenti, non esiste una maniera giusta in assoluto.

Ciascuno ha personalità, modi di affrontare la vita e storie passate diverse, per cui il dolore e i comportamenti saranno differenti da quelli di qualsiasi altra persona, anche degli altri membri della famiglia.

 

Alcuni superano il lutto in breve tempo, altri lo portano nel loro cammino a ogni passo, alcuni ne risentono profondamente, altri diventano più maturi, più validi di prima, certamente tutti ne soffrono e portano il ricordo della persona scomparsa.

Le manifestazioni del lutto sono molto diverse, alcune persone si comportano in maniera distaccata e controllata, altre piangono e si disperano rumorosamente, alcune vogliono stare da sole, altre preferiscono una compagnia costante, alcune eliminano subito dopo la morte le cose che appartenevano al defunto, altre le conservano immutate per anni, alcune vanno ogni giorno al cimitero, altre lo rifuggono totalmente.

Rispetto agli uomini, le donne tendono ad avere reazioni emotive più intense e riescono a parlarne con più facilità, forse proprio per questo riescono a trovare più appoggio negli altri.

Spesso capita che gli uomini”facciano i forti” per aiutare se stessi e gli altri familiari.

Nascondono le emozioni più intime, e per non mostrare la loro vulnerabilità, trovano mille cose per tenersi occupati ed evitare di parlare della perdita che hanno subito.

Se un uomo affronta in questo modo l’esperienza del lutto, bisogna rispettarlo, ma sarebbe meglio se riuscisse a chiedere aiuto, a condividere il proprio dolore ed ad aprirsi agli altri.

Il vissuto della perdita ed il processo elaborativo  del lutto sono influenzati da molteplici aspetti che inevitabilmente rendono diverso il percorso di ciascuna persona.  

Le valenze fondamentali sono sicuramente il grado di parentela, l’ intensità e la qualità della relazione durante la vita trascorsa insieme ed il supporto del contesto familiare e ambientale.

Naturalmente le caratteristiche psicologiche personali, l’età, le modalità di risoluzione dei lutti precedenti insieme alle circostanze della malattia ( lunga o breve, presenza di sintomi dolorosi e stato di coscienza ), le modalità del decesso ( morte improvvisa o attesa, luogo e stato della salma ), la pressione delle necessità quotidiane e del contesto socio – culturale costituiscono aspetti rilevanti e significativi.

Ogni lutto è diverso per qualità, intensità e durata delle reazioni emozionali, ma a tutte le persone richiede tempo ed un vero e proprio lavoro per elaborarlo.

Ciò che accumuna tutti i lutti è la presenza di un percorso con delle fasi che, pur con una certa irregolarità, in genere si susseguono: shock  iniziale, disperazione, struggimento per la perdita, espressione di sentimenti e di reazioni emotive violente, nascita di una relazione interiore con il defunto, accettazione della perdita subita, e, solo alla fine, riorganizzazione  di sé senza più la presenza fisica della persona cara.  

La risposta iniziale alla morte è uno stato di shock che paralizza e coinvolge completamente la persona.

Si è talmente scossi e disorientati che per difendersi e sopravvivere alla perdita, si cerca di negare l’ accaduto, di attutire le emozioni troppo forti per evitare la sofferenza e tenere lontano una realtà sentita insopportabile, priva di senso e portatrice in genere di significati essenzialmente negativi.

Successivamente, quando si diventa più consapevoli della realtà della perdita, s’ incomincia ad esplorare il significato della privazione di quella figura per la propria esistenza.

Si ripercorre la natura delle relazione, guardando alla totalità della persona scomparsa, agli aspetti positivi e negativi, riconoscendo ciò che si è vissuto, condiviso e perduto e, per certe situazioni, anche tutto ciò di cui ci si è liberati, perché non sempre i rapporti sono stati semplici e soddisfacenti.

Frutto di questo periodo travagliato, in cui si apprende ad accettare la realtà della perdita, è lo sviluppo di una nuova relazione con la persona scomparsa.  

Si trova conforto nel conservare dentro di sé l’ immagine della persona amata, i suoi valori, le esperienze condivise , sperimentando la capacità di mantenere vivo il ricordo e la memoria e di continuare ad amarla, anche se non più presente fisicamente.

La sofferenza per la perdita di una persona amata ha ripercussioni pesanti sul corpo e può causare una serie di problemi , come spossatezza, pianto incontrollabile, insonnia o ipersonnia, palpitazioni, affanno, mal di testa, perdita dell’ appetito o fame insaziabile, disturbi digestivi, aumento della pressione, interruzione del ciclo mestruale, caduta dei capelli ed infezioni ricorrenti dovute all’ abbassamento delle difese immunitarie.

Essendo corpo e mente strettamente collegati, in genere ai disturbi fisici si accompagnano disturbi di tipo psicologico, in prevalenza stati di ansia e stati depressivi.

Quando le persone persistono nell’ attaccamento alla persona defunta ed al passato e non accettano la realtà della perdita o quando reprimono la loro sofferenza, cercando di evitare il dolore, rallentano il processo di cicatrizzazione della ferita ed il superamento del lutto.  

Chiunque ha attraversato un’ esperienza così dolorosa come quella del lutto ed è riuscito ad andare avanti, sa che si può dare forza , scoprendo che la vulnerabilità, la disperazione, la paura convivono in ciascuno a fianco del coraggio e della determinazione a vivere.