Adriano Bruni

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Addestrare i figli all’arte della resilienza e dare loro fiducia.

Se vostro figlio picchia la sorellina non sgridatelo fategli piuttosto capire che è normale arrabbiarsi, ma che deve trovare una alternativa all’ aggressività.

Si insegna così l’arte della resilienza la chiave della felicità.

E’ un atteggiamento che fa adattare ad eventi negativi trasformando il dispiacere in risorsa, tanto da trarre beneficio da quello che in un primo momento ci era sembrato solo un evento negativo.

Una capacità difficile da acquisire e spesso invocata da noi psicoterapeuti nelle terapie.

Per aiutare i genitori alle prese con ragazzini insoddisfatti e capricciosi pronti a rispondere sempre“NO”, l’obiettivo è coltivare “lo stato del SI” una qualità che ci prepara ad affrontare le sfide della vita e che diventa la base della forza e della motivazione di ogni individuo, perché la fiducia si costruisce passo dopo passo.

Se i  bambini si trovano di fronte a situazioni sgradite come ad esempio, fare i compiti o andare a dormire, si fanno spesso prendere dalla rabbia.

L’adulto deve contrastarla favorendo lo sviluppo dello”yes  brain “, un atteggiamento di apertura nei confronti della vita.

E’ la capacità di dire sì al mondo e di accettare  che accade anche nei momenti più difficili.

Anche i genitori devono pensare positivo nell’ affrontare problemi e difficoltà.

Fra  i consigli per valorizzare le risorse dei bambini, c’è quello di abbandonare le aspettative irrealistiche nei riguardi dei figli per insegnare loro ad affrontare le sfide e a gestire le proprie emozioni senza ansia.

La teoria dello “yes brain”non è solo un approccio nei confronti del mondo, ma riesce anche a stimolare la mente al meglio.

Se vogliamo aiutare il bambino a diventare una persona capace di  condurre un’esistenza ricca di senso, nulla è di fatto più importante che realizzare l’integrazione del cervello.

E’un concetto fondamentale, alla base della neurobiologia interpersonale.

Il cervello è composto da molte parti, ciascuna con una funzione.

Quando si attivano insieme come una squadra, si realizza l’integrazione e tutto va nella direzione giusta.

Così l’approccio positivo dei genitori può stimolare al meglio la nostra mente e porre le basi anche per altre qualità preziose.

Fra gli obiettivi c’è anche quello di coltivare l’empatia, l’equilibrio e la percezione chiara di quello che accade.

Va sempre ricordato che il cervello dei bimbi piccoli non è completamente formato e per questo spesso si comportano in modo irragionevole e vanno in crisi facilmente.

In determinate circostanze, sono incapaci di controllarsi.

Gli adulti devono guidarli.

I figli assumono un atteggiamento poco conciliante quando interviene il “No brain”.

Se, ad esempio, un ragazzino sta per colpire una finestra con un pallone ed il padre lo strilla, l’azione negativa può essere congelata lì per lì.

Il vetro è salvo, ma l’umiliazione indebolisce il bambino che si sentirà inadeguato e sbagliato.

Un sentimento che influenzerà la sua crescita e la sua personalità.

Se invece il genitore lo ferma e gli propone di giocare a palla in giardino, con un atteggiamento positivo, le cose possono cambiare.

Il metodo punta a far crescere ragazzi sicuri e con una visione positiva delle cose.

Se il bambino sbaglia non ci sono condanne.

Il genitore deve riportalo sulla strada giusta.

Stimolare il ”Si nel cervello” non vuol dire essere permissivi.

I ragazzi vengono portati verso una disciplina, madri e padri si impegnano per fare sì che la loro personalità sia forte e ben strutturata.

I genitori permissivi non si comportano così.

Il fenomeno del bullismo è in crescita esponenziale proprio perché la rabbia dei giovani non è stata contrastata dai genitori favorendo lo sviluppo dello”yes brain” che permette una apertura nei confronti della vita.

Il momento politico che sta segnando in modo negativo il mondo intero con il ritorno delle idee oltranziste e fasciste, reazionarie, intolleranti e rispetto verso i deboli, l’ inneggiare l’odio raziale, non favorisce lo sviluppo di una cultura dove si coltiva l’ empatia ed il rispetto del diverso, anzi favorisce l’umiliazione dei giovani che  li andrà ad indebolire facendoli sentire  inadeguati e sbagliati, innescando un sentimento di rabbia e di rivalsa senza che i genitori abbiano insegnato che bisogna trovare un’alternativa.

Questi sentimenti negativi influenzano la loro personalità andando a formare la base del fenomeno bullismo.                    

Immortalato da un esame Risonanza Magnetica lo scintillio luminoso che precede un attacco di emicrania.

Un’ impronta visibile che testimonia il dolore, arriva dalla “fotografia” del cervello dei pazienti emicranici.

Finora al mal di testa che si riconosce nell’ emicrania si attribuiva un significato basato sulla percezione individuale.

Qualcosa di astratto e di non misurabile scientificamente.

Oggi ci sono le neuro – immagini, quelle che rilevano la sua presenza.

Un equipe di ricercatori dell’Università di Napoli, per la prima volta, è riuscita ad immortalare, anche lontano dagli attacchi, l’aura visiva, il tipico scintillio luminoso che precede od accompagna una crisi dolorosa.

Un piccolo miracolo ottenuto grazie ai progressi delle tecniche di imaging.

In particolare della Risonanza Magnetica funzionale che è servita ad esplorare il cervello a riposo, cioè durante una fase di quiete.

E’ stato così osservato che nei pazienti che soffrono dell’emicrania con aura, le aree visive vengono comunque attivate anche a riposo e a distanza dalla crisi.

Come un’impronta digitale che la rende riconoscibile ed identificabile rispetto ad altre forme di cefalee.

I risultati ottenuti sono importanti per la svolta terapeutica impressa dalle ultime molecole, gli anticorpi monoclonali.

Le immagini che scaturiscono dalla Risonanza Magnetica hanno infatti dimostrato che le due forme di emicrania, senza e con aura, sono simili solo in apparenza.

In effetti non solo differiscono in maniera significativa nella funzionalità del circuito visivo durante gli attacchi ma anche lontano dagli attacchi emicranici.

I risultati aiutano a valutare i due tipi di cefalea come patologie differenti nel loro meccanismo di origine.

E’ una distinzione importante che consentirà di formulare protocolli terapeutici mirati.

La ricerca rivela anche qualche paradosso.

Come quello del dolore riferito che non è limitato al solo momento della crisi.

Una consistente percentuale di pazienti emicranici soffre per stimoli che non sono dolorosi, come il toccarsi i capelli, portare gli occhiali o la cravatta.

Questo sintomo si chiama “allodinia cutanea”.

Quando si manifesta , durante o anche al di fuori degli attacchi dolorosi, per il paziente è un segno prognostico negativo.

Significa che le sue crisi sono destinate a diventare molto più frequenti, a volte, anche quotidiane.

Uno studio della stessa equipe di ricercatori dell’ Università di Napoli ha rilevato il meccanismo che inganna il paziente al punto di fargli percepire un dolore che non c’è.

Sono stati analizzati due gruppi di pazienti, con e senza allodinia cutanea.

Dai risultati è emerso che quelli del primo gruppo presentavano un maggior interessamento di aree cerebrali deputate alla percezione del dolore non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello cognitivo ed emozionale.

In un certo senso, questi pazienti vivono la loro esperienza dolorosa con un coinvolgimento emozionale maggiore.

Del resto, si tratta di un atteggiamento predisponente alla cronicizzazione dell’emicrania.   

Lunedì, 18 Giugno 2018 19:58

NOSTALGIA E NOSTRA STORIA IN TERAPIA

La nostalgia è un’emozione che regala equilibrio e forza interiore.

Ci sono nostalgie ferite dal dolore ed altre che se ne salvano.

In tutti i casi, comunque, è importante fare i conti con il nostro passato.

Fermare lo sguardo su una tovaglia, su un barattolo di caramelle, accarezzare un viso che ricorda quello di una persona amata che non c’è più.

Sono dettagli che fanno riemergere sensazioni che sembravo perdute..

Si  alza un velo e ci ritroviamo indietro nel tempo.

Viviamo in un’epoca divorata da quello che accade nell’ immediato, nulla viene inquadrato nel tempo, nella storia.

Gli individui rifiutano la propria interiorità e questo ci svuota e porta a vivere solo ciò che è occasionale..

E’importante recuperare la storia pubblica ed interiore, perché quanto ci è accaduto dà continuità alla nostra esistenza.

Gli episodi che ci hanno salvato nel passato ci danno forza per affrontare presente e futuro.

Conoscere gli errori di ieri è prezioso.

Serve nella sfera pubblica, per questo i politici dovrebbero conoscere la storia, ma anche nel privato.

Le tracce di chi abbaiamo amato e conosciuto devono restare.

L’adulto ripensa a quel tempo inconsapevole in cui era protetto e dipendente dai genitori.

Attingere a quel periodo ci aiuta, anche se si tratta di anni infelici.

Ci dà la sensazione che oggi la vita ci può far realizzare quello che vogliamo..

Ricordare la vita infantile o adolescenziale non è mai tempo perduto.

E’ la premessa perché genitori, educatori ed insegnanti possano avvicinarsi agli adolescenti, a quelli che stanno male in particolare, cercando di rivivere di rivivere le proprie  esperienze personali di gioventù.

Tutte le sensazioni , le immagini, gli odori ed i sapori regalano  emozioni importanti.

Arricchiscono la nostra vita interiore e ci aiutano a vivere in comunione con gli altri.

Nel caso in cui la nostalgia ci fa tirare indietro significa che temendo la paura e l’angoscia della morte, che sono rivolte al futuro, ci rifugiamo nel passato, nella nostalgia di un passato, quando le abbiamo già vissute, e siamo riusciti a superarle.

Dalle esperienze di ieri rinascono allora le tracce di una speranza che ci consentano di guardare avanti.

Passato presente e futuro si ricongiungono così l’uno all’ altro.

Quando la nostalgia si fa dolorosa e bruciante, si accompagna a depressione ed angoscia.

Diventa espressione di uno stato d’animo logorato dalla tristezza.

Allora il male di vivere diventa malattia.. Per chi deve fuggire dalla terra natale a causa delle terribili condizioni di vita, questo si accompagna ad un infinito dolore.

Lo si vede dai volti che ci fanno vedere.

Sono esistenze ferite che hanno bisogno di gesti concreti, ma anche di parole silenziose, come testimonianza di ascolto.

Sono molti i migranti che si ammalano per il dolore.

Si curano con il dialogo, che non deve essere  mai giudicante.

E’ necessario cancellare le barriere fra  paziente e medico, solo così si può accompagnare verso la guarigione.

Bisogna consentire di portare alla luce le sue esperienze per evitare che il suo cuore si spezza.

In caso di traumi subiti, anche in questo caso il passato va rielaborato. Non è possibile cambiare quanto accaduto, ma bisogna ripartire da lì per costruire qualche cosa. 

E’ necessario conoscere anche un passato doloroso e traumatico per far luce sulla propria esistenza.

Le persone considerano le emozioni sincere inutili.

La nostalgia è una levatrice di sentimenti che rendono la vita più calda.

Alcune persone  sono prese da se stesse, vivono o nel narcisismo  o nell ’autismo, in un presente pilotato che non dà spazio alla nostalgia.

Sono prigioniere di un mondo senza passato e senza speranza.

Secondo una recente ricerca, in caso di attacco cardiaco, i pazienti ottengono un trattamento di riperfusione più rapido se vivono in stati che consentono agli equipaggi medici di emergenza di non recarsi presso ospedali che non offrono trattamenti specializzati, ma di rivolgersi direttamente a quelli che lo fanno, anche se più lontani.

I risultati forniscono prove convincenti del fatto che sono necessarie politiche a livello nazionale che consentano ai servizi medici di emergenza di portare i pazienti direttamente ai centri con possibilità di effettuare un intervento coronarico percutaneo (PCI).


Le linee guida della American Heart Association e dell'American College of Cardiology indicano che i pazienti dovrebbero ricevere una riperfusione entro 90 minuti dal primo contatto medico se vengono portati direttamente in un ospedale dove l'intervento è possibile oppure entro 120 minuti se devono essere trasferiti da un centro dove non è possibile effettuarlo.

I ricercatori hanno analizzato i tempi di intervento su pazienti in 379 ospedali in 12 stati, sei con politiche che permetto di bypassare un ospedale non specializzato e sei senza.

Ebbene, negli stati con politiche di bypass, il 57% dei pazienti è stato sottoposto a intervento coronarico percutaneo entro 90 minuti o meno dal primo contatto medico e l'82% entro 120 minuti o meno. Negli stati che non avevano politiche di bypass, invece, il 45% delle persone ha ricevuto un intervento coronarico percutaneo entro 90 minuti o meno e il 77% entro 120 minuti o meno.

Una politica che migliori l'accesso a cure tempestive dei pazienti potrebbe avere un impatto significativo a livello di popolazione.


Un editoriale di accompagnamento osserva che la somministrazione tempestiva di cure adeguate ai pazienti con infarto è complessa e presenta molte sfaccettature uniche.

La presente analisi dimostra che consentire ai soccorritori di bypassare ospedali meno specializzati in favore di ospedali dove viene effettuato un intervento coronarico percutaneo può ridurre significativamente il tempo necessario per la terapia di riperfusione.

 

La teoria della mentalizzazione è la capacità di considerare il comportamento altrui come frutto di stati mentali simili ai propri.

Quello che ci fa dare una spiegazione alle azioni degli altri e ci aiuta, in qualche misura, a prevederle.

Una caratteristica che rende possibile la convivenza in un contesto sociale.

La capacità di mentalizzare viene acquisita nel corso dei primi anni di vita.

Una relazione di attaccamento sicuro fornisce al bambino il contesto ideale per esplorare la mente del genitore, mentre, al contrario, la capacità di mentalizzazione potrà risultare inadeguata se il piccolo sperimenta esperienze di attaccamento in contesto disturbato, se non viene accudito o se viene maltrattato.

In questo caso c’è una predisposizione allo sviluppo di un disturbo di personalità.

Tutto incomincia durante l’infanzia, momento fondamentale per la crescita di ogni individuo.

Anche gli anni dell’adolescenza sono cruciali per costruire l’equilibrio psichico di una persona.

Sono due i periodi in cui nel cervello si sviluppano le connessioni neuronali, dalla nascita ai 5 anni e dagli 11 ai 16, se un adolescente si droga o si dedica al gioco d’azzardo e, da adulto, avrà una maggiore propensione a sviluppare una dipendenza.

Per dare forza agli adolescenti e prepararli alla vita è fondamentale che i genitori insegnino loro ad essere vigili ed a capire di chi fidarsi.

Se un bambino sa di chi fidarsi è sicuro, mentre nel caso contrario assumerà una rappresentazione inadeguata della propria persona.

Però anche una singola relazione di attaccamento sicuro con una figura significativa al di fuori della famiglia, ad esempio a scuola, può essere sufficiente all’emergere di processi riflessivi efficaci per il suo futuro. La psicoterapia, che utilizza le tecniche di mentalizzazione, aiuta persone che da ragazzi non hanno ricevuto l’accudimento necessario per crescere bene.

La terapia cerca di rinforzare la capacità del paziente di riconoscere ed apprezzare i sentimenti e le emozioni delle altre persone, costruisce quell’empatia che è importante per vivere in un contesto sociale. Proprio quella fiducia verso il prossimo che manca alle persone che soffrono di disturbi psichici. La capacità di cambiare ed imparare nuove cose porta alla guarigione.

Dopo una infanzia fatta di maltrattamenti, un ragazzino deve staccarsi dalla famiglia d’origine. Dimenticare quello che è accaduto e pensare al suo futuro. Solo così può riconciliarsi con il proprio passato e riuscire a voltare pagina.       

 

 

 

tà. Tutto incomincia durante l’infanzia, momento fondamentale per la crescita di ogni individuo. Anche gli anni dell’adolescenza sono cruciali per costruire l’equilibrio psichico di una persona. Sono due i periodi in cui nel cervello si sviluppano le connessioni neuronali, dalla nascita ai 5 anni e dagli 11 ai 16, se un adolescente si droga o si dedica al gioco d’azzardo e, da adulto, avrà una maggiore propensione a sviluppare una dipendenza. Per dare forza agli adolescenti e prepararli alla vita è fondamentale che i genitori insegnino loro ad essere vigili ed a capire di chi fidarsi. Se un bambino sa di chi fidarsi è sicuro, mentre nel caso contrario assumerà una rappresentazione inadeguata della propria persona. Però anche una singola relazione di attaccamento sicuro con una figura significativa al di fuori della famiglia, ad esempio a scuola, può essere sufficiente all’emergere di processi riflessivi efficaci per il suo futuro. La psicoterapia, che utilizza le tecniche di mentalizzazione, aiuta persone che da ragazzi non hanno ricevuto l’accudimento necessario per crescere bene. La terapia cerca di rinforzare la capacità del paziente di riconoscere ed apprezzare i sentimenti e le emozioni delle altre persone, costruisce quell’empatia che è importante per vivere in un contesto sociale. Proprio quella fiducia verso il prossimo che manca alle persone che soffrono di disturbi psichici. La capacità di cambiare ed imparare nuove cose porta alla guarigione. Dopo una infanzia fatta di maltrattamenti, un ragazzino deve staccarsi dalla famiglia d’origine. Dimenticare quello che è accaduto e pensare al suo futuro. Solo così può riconciliarsi con il proprio passato e riuscire a voltare pagina.       

 

 

 

Un documento dell'American Heart Association pubblicato su Circulation analizza le lacune nella formazione dei medici in termini di alimentazione, proponendo modifiche nell'insegnamento medico universitario e post-laurea per migliorare l'educazione nutrizionale.

Nonostante i medici siano disposti a educare i loro pazienti a un'alimentazione sana e siano considerati fonti credibili di informazioni sulla dieta, il coinvolgimento in un percorso di informazione alimentare avviene a tassi inferiori a quanto ci si attende, anche a causa di una insufficiente formazione professionale, ricordando che la National Academy of Sciences raccomanda per gli studenti universitari di medicina un minimo di 25 ore di lezione dedicate all'educazione nutrizionale.

Tuttavia, un sondaggio del 2013 rileva che il 71% delle scuole di medicina fornisce meno delle ore raccomandate e il 36% addirittura meno della metà.

Numerosi studi dimostrano che l'aderenza a un modello dietetico sano non solo riduce il rischio di eventi cardiovascolari aterosclerotici(ASCVD), ma può migliorare in modo significativo la salute di cuore e vasi a livello di popolazione e spiegano che i principali obiettivi dei documenti sono quelli di suggerire modifiche per integrare la nutrizione clinica in tutti i corsi di formazione medica universitaria e post laurea, fornendo i necessari criteri di valutazione delle conoscenze e delle competenze nutrizionali dei futuri medici e specialisti e delineando le attività di educazione medica continua».


La nutrizione è una scienza dinamica con conoscenze in rapida evoluzione che richiedono un continuo aggiornamento.

Il documento pubblicato dall’ AHA ha lo scopo di ampliare le conoscenze e le competenze nutrizionali non solo di studenti e tirocinanti, ma anche dei direttori di programma e dei docenti delle scuole di medicina».

Domenica, 06 Maggio 2018 20:47

EMICRANIA: PATOLOGIA MULTIFATTORIALE

L'emicrania è una patologia neurologica caratterizzata da cefalee penetranti che colpisce un lato della testa (monolaterale):

il dolore è  situato principalmente alle tempie e nella zona intorno all'occhio.

Colpisce tre volte più le donne rispetto agli uomini ed è prevalente tra i 25 e i 45 anni.


L'emicrania si presenta tipicamente in individui con una predisposizione genetica ed è aggravata da specifici fattori ambientali scatenanti.

I sintomi associati comprendono nausea, vomito, ipersensibilità alla luce (fotofobia) e ipersensibilità ai suoni (fonofobia).

Generalmente il dolore cefalico si acutizza con l'attività fisica.


La letteratura riguardante la fisiopatologia dell'emicrania, ritiene che il disturbo sia di origine neurovascolare come dimostrato dal coinvolgimento di strutture anatomiche vascolari craniche.

L'alterazione neurovascolare comprende tre domini: il dominio neurale (ipereccitabilità neuronale), il dominio vascolare (costrizione intracranica e vasodilatazione) e un dominio nocicettivo (attivazione di strutture trigeminali e rilascio di mediatori neuropeptidici).


Studi biochimici, genetici e farmacologici hanno indagato la potenziale disfunzione dei neurotrasmettitori nella suscettibilità all'emicrania.

Il coinvolgimento della serotonina nell'emicrania è noto da molti anni in seguito al riscontro di un aumento dell'acido 5-idrossiindolacetico (5-HIAA), il principale metabolita della serotonina, presente nelle urine di alcuni pazienti durante gli attacchi di emicrania (osservazione avvenuta nello studio di Sicuteri nel 1961 "Biochemical investigations in headache: increase in hydroxyindoleactic acid excretion during migraine attacks").

L'osservazione di Sicuteri orientò l'attenzione dei successivi studi sulle anomalie genetiche del sistema serotoninergico.

Gli studi che seguirono fornirono dati riguardanti il coinvolgimento della serotonina; in particolare che l'emicrania sia un disturbo poligenico come riportato in una metanalisi che ha coinvolto tanti individui.

I triptani sono i farmaci attualmente più efficaci nel trattamento dell'emicrania.

I triptani amplificano il segnale della serotonina stimolando i recettori serotoninergici situati nei vasi sanguigni cranici e nelle terminazioni nervose e alleviano il dolore costringendo i vasi sanguigni e inibendo il rilascio di peptidi, incluso CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide), della sostanza P, oltre ad agire in altri modi non ancora noti.

L'emicrania è quindi una patologia con una suscettibilità genetica che può slatentizzarsi o aggravarsi a causa di fattori ambientali.

L'elenco dei cibi implicati nella precipitazione degli attacchi di emicrania è molto esteso. Alcuni degli alimenti scatenanti più frequentemente citati in questa categoria includono: cioccolato, formaggio, noci, agrumi, carni lavorate, glutammato monosodico, aspartame, cibi grassi, caffè e bevande alcoliche, in particolare vino rosso e birra.

E’ importante tenere presente che i meccanismi attraverso i quali gli alimenti sopraindicati possono scatenare un attacco di emicrania rimangono in gran parte sconosciuti.

In base a studi retrospettivi, l'alcol, e in particolare il vino rosso, è stato segnalato come fattore "trigger" di emicrania.

L'associazione tra emicrania e luce presenta una maggiore solidità scientifica.

L'esempio più evidente è la fotofobia, che è un elemento comune della sindrome clinica dell'emicrania.

Per chiarire la complessa relazione tra luce ed emicrania, la ricerca si è concentrata sul chiarire se gli emicranici sono anche più sensibili alla luce rispetto alle persone di controllo sane, se la luce può scatenare attacchi di emicrania e se la durata dell'esposizione alla luce solare e la sua variazione stagionale ha alche influenza sulla frequenza di attacco.

L'evidenza clinica indica che gli emicranici non sono solo più sensibili alla luce, ma l'esposizione alla luce sembra contribuire all'innesco degli attacchi di emicrania e che una maggiore frequenza degli attacchi cefalici è rilevata all'aumentare della durata dell'esposizione giornaliera alla luce.

Tuttavia l'innesco provocato dalla luce interessa solo un sottogruppo di emicranici.

Analogamente a quanto accade con la luce, la sensibilità agli odori o l'osmofobia, è un sintomo comune durante l'attacco di emicrania.

In uno recente studio si è rilevato che gli odori, in particolare i profumi, il fumo di sigaretta e i prodotti per la pulizia, sono stati il secondo trigger più frequentemente segnalato, il primo fattore si rilevò lo stress.

Uno studio recente suggerisce un'interazione tra l'elaborazione olfattiva e il sistema nocicettivo trigemino che è alla base degli attacchi emicranici.

Queste osservazioni supportano ulteriormente l'idea che diversi fattori scatenanti possono suscitare attacchi di emicrania attraverso meccanismi distinti, che si fondono in un percorso comune che porta al quadro clinico ben definito dell'emicrania.


Una recente review suggerisce una maggiore frequenza di disturbi gastrointestinali in pazienti con emicrania rispetto alla popolazione generale.

Infezione da Helicobacter Pylori, sindrome dell'intestino irritabile, gastroparesi, disordini epatobiliari, celiachia e alterazioni nel microbiota sono stati collegati alla comparsa di emicrania.

Diversi meccanismi che coinvolgono l'asse intestinale-cervello sono stati postulati per spiegare queste associazioni: una risposta infiammatoria cronica innescata da mediatori infiammatori e vasoattivi che passano nel sistema circolatorio, disfunzione nella modulazione del microbiota intestinale, anomalie dell'ambiente immunologico-enterico e alterazione del sistema nervoso autonomo ed enterico.

 

Martedì, 01 Maggio 2018 19:32

RM CARDIACA SMASCHERA ANGINA MICROVASCOLARE

Alcune recenti ricerche hanno apportato solide evidenze secondo cui la RM cardiaca possa rilevare in modo non invasivo ed accurato le ostruzioni coronariche microvascolari nei pazienti con angina.

Uno studio ha identificato alla RM perfusionale sotto stress con gadolinio due soglie diagnostiche per queste disfunzioni correlate ad un elevato indice di resistenza microcircolatoria (IMR) agli esami standard invasivi per la valutazione della limitazione al flusso.

Un altro studio, invece, ha fornito la prima convalida prospettica per la mappatura T1 sotto stress senza agenti da contrasto rispetto agli esami invasivi per il rilevamento delle coronaropatie epicardiche ostruttive e delle disfunzioni coronariche microvascolari.

Questo nuovo biomarcatore non invasivo offre il potenziale unico di rilevare e distinguere queste due disfunzioni con un’eccellente riproducibilità.

Più della metà dei pazienti con angina presentano coronarie non ostruite all’angiografia invasiva.

La capacità della mappatura T1 sotto stress, di diagnosticare e distinguere non invasivamente coronaropatie epicardiche e microvascolari rappresenta un progresso fondamentale per i pazienti con disfunzioni microvascolari che spesso vengono rassicurati sul fatto che non presentino coronaropatie significative o vengono trattati empiricamente con farmaci antianginosi ma vanno incontro a riduzioni della qualità della vita e prognosi a lungo termine negativa.

Secondo gli esperti, la popolazione a rischio di patologie microvascolari o altri problemi che la semplice angiografia coronarica potrebbe non rilevare non è ristretta, dato che alcune ricerche indicano che soltanto il 40% delle persone sottoposte a cateterizzazione cardiaca elettiva negli USA presenta ostruzioni coronariche.

La tecnica proposta comunque necessita di test più ampi sulla popolazione reale.

E’ sicuramente un buon inizio, visto che è una indagine non invasiva e permette di identificare patologie microvascolari che con la semplice angiografia coronarica sfuggono.

 

Giovedì, 12 Aprile 2018 09:15

ALLATTAMENTO MATERNO E SINTOMI RESPIRATORI

Analisi dei fattori di rischio per sintomi respiratori della prima infanzia e benefici dell'allattamento materno.


Le infezioni respiratorie acute rappresentano le principali cause di morbilità e ospedalizzazione pediatrica; molti i fattori di rischio, ereditari, perinatali, materni e ambientali, sono noti per aumentare il rischio di malattie respiratorie nel primo anno di vita.

I vantaggi dell’allattamento al seno sono ben conosciuti da sempre, il latte materno, infatti, contiene sostanze che favoriscono lo sviluppo di tolleranza immunologica e potenziano le difese immunitarie del bambino.

In questo studio prospettico sono stati analizzati, in bambini sani, gli effetti dei singoli fattori di rischio, età, sesso, ereditarietà, storia prenatale, perinatale e ambientale, sui sintomi respiratori nel primo anno di vita, in relazione al tipo di allattamento.

Lo studio propone un approccio innovativo intervistando i pazienti ogni settimana per 27 settimane, ottenendo quindi un aggiornamento costante sull’ alimentazione del bambino, sui sintomi respiratori e i fattori di rischio, eliminando in questo modo molti elementi confondenti.

I risultati ottenuti evidenziano l’associazione fra fattori di rischio come il sesso, l’età, l’età gestazionale, il parto cesareo, l’esposizione al fumo in gravidanza, e l’aumento dei sintomi respiratori nel primo anno di vita.

In questi bambini l’allattamento al seno rappresenta un fattore protettivo soprattutto nei primi sei mesi, riducendo la suscettibilità alle infezioni virali.

Al contrario, nei bambini allattati al seno non sono emerse correlazioni fra sintomi respiratori e storia di atopia materna o esposizione al PM10.

Tra le possibili ipotesi sul meccanismo comune protettivo presente nel latte materno, particolare interesse viene rivolto a specifici fattori bioattivi che possono fra i vari effetti, non solo garantire all’ ospite adeguate difese passive contro le infezioni, ma anche modulare in modo attivo la risposta immunitaria e modificare in modo favorevole la flora batterica intestinale.

La conferma dei risultati riportati potrà avere un impatto importante sulla politica sanitaria.

 

Una recente revisione degli studi condotti a riguardo, effettuata da ricercatori americani suggerisce che l’allenamento del cuore e del sistema vascolare può aiutare a rallentare il declino della funzione cognitiva cerebrale nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer.


I ricercatori hanno preso in considerazione alcuni studi che hanno esaminato gli effetti dell’attività fisica sulle capacità cognitive in persone a rischio o con diagnosi di malattia di Alzheimer.

Poco più della metà dei soggetti ha partecipato a un programma di esercizi aerobici o a un programma aerobico più un intervento di allenamento di resistenza.

Il resto dei partecipanti, invece, ha ricevuto solo le tradizionali cure.


Gli esercizi aerobici comprendevano camminata veloce, jogging, nuoto, ciclismo e altre attività che aumentano la frequenza cardiaca e rafforzano il cuore e i polmoni.

In media, i partecipanti si sono allenati 3,5 giorni alla settimana ad intensità moderata, ciascuna sessione è stata della durata di 30-60 minuti.

I risultati hanno chiaramente evidenziato che l’esercizio, in particolare, l’esercizio cardiovascolare – ha avuto un forte impatto favorevole.

Si è riscontrato un aumento statisticamente significativo della funzione cognitiva che ha favorito soprattutto i gruppi che sono stati sottoposti a interventi di esercizio fisico rispetto ai gruppi di controllo che hanno seguito alcuna attività fisica.

Ad esempio, tra le persone con analoghi punteggi dei test cognitivi all’inizio dello studio, i soggetti del gruppo sottoposto ad esercizi hanno ottenuto punteggi più alti nei test di funzionalità cognitiva rispetto al 69% dei pazienti nel gruppo di controllo che non si era sottoposto a sessioni di allenamento.

La funzione cognitiva è stata più comunemente valutata utilizzando il Mini-Mental State Exam (Mmse), ma sono stati utilizzati anche altri strumenti validati.

Gli strumenti valutano aspetti come la risoluzione dei problemi e la velocità di elaborazione, l’abilità motoria, le capacità multi-tasking e il ricordo degli eventi, così come il riconoscimento degli oggetti e la capacità di pianificare, che sono essenziali per misurare la lucidità mentale.


L’effetto positivo dell’esercizio non è stata l’unica evidenza rilevata.

Si è scoperto che la funzione cerebrale è migliorata, ma nel gruppo che non ha effettuato il programma di esercizio fisico, c’è stato effettivamente un deterioramento.

Questo deterioramento era imprevisto e mette ancora di più in risalto l’importanza della scoperta.


L’esercizio fisico può cambiare la chimica del cervello.

Può cambiare i neurotrasmettitori associati a depressione, ansia e stress e le sostanze chimiche del cervello associate all’ apprendimento.

Questi cambiamenti possono portare a un miglioramento dell’umore, a una maggiore resistenza allo stress e a potenziare le funzioni del cervello come la velocità di elaborazione, l’attenzione, la memoria a breve termine e la flessibilità cognitiva.

Ad oggi, le evidenze supportano l’esercizio aerobico come modalità preferita per la malattia di Alzheimer.

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